Forse la decisione di aderire a "La Stecca" proviene dal desiderio di "emergere" nella vita della città grazie al segno di uno "Status simboli"? All'immagine di un distintivo d'elite? Credo che pochi associati la pensino così.
O viceversa è frutto dell'aspirazione a gustare nuovamente il sapore delle amicizie giovanili, a ricreare la "festa" del ritrovarsi e del dialogare e del concorrere all'insegna di una "classe", con le altre "classi", in una traversata della vita simile ad una "battellata" di letizia sulle splendide acque e lungo le gratificanti sponde del nostro lago?
Questo della riscoperta dell'amicizia è certamente tra gli stimoli determinanti.
Ma forse ve n'è anche un altro, ancora più intimo e sottile. Alludo alla sensazione che qualcosa ci manchi: la risposta ai doni che abbiamo ricevuto. Allora, dal profondo del nostro essere affiora il bisogno di donare e di donarci agli altri, incominciando dai deboli, dai sofferenti, dagli emarginati e continuando con coloro che hanno fame di sapere della nostra città, sete del senso della vita.
Altrimenti non si spiega perché tutte, o quasi, le iniziative delle "classi" e quelle della "associazione" che le riunisce sfociano - nonostante le diversità di età, di condizioni sociali, di esperienze tra classi e classi e tr coetanei e coetanee - nella solidarietà e nella cultura.
Qualche giorno fa le Figlie di San Paolo nell'inaugurare il nuovo arredo della loro libreria nella nostra città - libreria, come è stato sottolineato dal teologo monsignor Maggioni e dal vescovo Coletti, intesa come luogo sia di apostolato sia di incontro anche dialettico con l'altro - hanno donato ai presenti una raccolta di massime del loro fondatore, il Beato Giacomo Alberione. Ve ne leggo una sola: "La nostra vita è da paragonarsi a una tela, la quale viene svolgendosi sotto i nostri occhi. La tela è composta di tanti fili. Questi fili possono essere, magari, fili d'oro o di corone o fili di seta o potrebbero essere fili d'ortiche. Sono fili piccoli ma, aggiungendo filo a filo, a poco a poco avrete una tela d'oro o una tela d'ortiche, una tela grossolana".
Negli incontri avuti con Annalisa Galliano e con Massimo Galeazzi abbiamo notato con quanto scrupolo organizzativo e con quale tensione morale le nuove energie apportate dal '57 si sono preparate ai compiti della grande famiglia voluta da Baratelli con intelligenza di cuore.
"Dal mattino si suole dire "si vede il giorno..."
La vostra tessitura sia prodiga di frutti, amici!
Il Presidente
Antonio Spallino