Due dei simboli storici di Carosello
Carosello nasce il 3 febbraio 1957 alle 20.50 con un mese e due giorni di ritardo sulla data stabilita per la messa in onda. Gli esordi sono difficili: ogni scenetta doveva essere approvata da una speciale commissione della Sacis, dovevano essere tutte in bianco e nero e in 35 millimetri. I limiti pubblicitari impongono che su due minuti e quindici secondi di ogni Carosello, la reclame del prodotto duri al massimo trentacinque secondi: il famoso "codino", che dfferenziava Carosello da tutta la pubblicità mondiale e faceva impazzire i pubblicitari che cercavano di fondere armoniosamente scenetta e richiamo pubblicitario rispettando i vincoli di una censura che vietava di uscire da una certa terminologia.
Quando i primi quattro episodi del Carosello vanno in onda gli abbonati alla televisione sono 3.666.161.
Il titolo del programma, probabilmente scelto da Marcello Severati, rievocava un celebre film musicale da poco uscito, Carosello napoletano. La sigla fu ideata da Luciano Emmer mentre il teatrino, probabilmente disegnato su un bozzetto di Gianni Polidori, è costruito sul modello di quelli napoletani; i quadri dei siparietti sono di Nietta Vespignani mentre Flora Festa tira le tendine.
La musica di Raffaele Gervasio riadatta una vecchia melodia popolare napoletana di autore sconosciuto, i pagliacci, a cui si aggiungono un rullo di tamburi e una bella tarantella.
Carosello diviene in breve il programma più seguito della Televisione di Stato, unica trasmissione interamente ideata, scritta e diretta da privati e che per molti giovani alle prime armi fu una nave scuola per imparare il mestiere. Nel 1961 l'ascolto di Carosello, nonostante la nascita di altri programmi di intrattenimento, è di 7 milioni 800 mila spettatori.
Nel 1963 la vecchia sigla viene cambiata con disegni eseguiti a tempera da Manfredo Manfredi, raffiguranti quattro celebri piazze di città italiane: Venezia, Siena, Napoli e Roma. L'ascolto è di 8 milioni e 200 mila. Nel 1969, unico caso della sua lunga storia, Carosello viene sospeso tre giorni per la strage di piazza Fontana. il 5 settembre del 1971 una selezione di Carosello viene presentata, per iniziativa della Sipra, al Museo d'Arte Moderna di New York.
Si svelano per la prima volta i bei nomi del cinema che fanno pubblicità: Paolo e Vittorio Taviani, Mauro Bolognini, Giuseppe Patroni Griffi. Intanto Carosello diventa sempre più corto: nel 1974 ogni scenetta dura un minuto e quaranta secondi mentre il costo per farlo si aggira dai 3 ai 5 milioni.
Il primo gennaio 1976 va in onda l'ultimo Carosello: una Raffaella Carrà commossa recita l'addio al programma brindando con lo Stock e ringraziando tutti quelli che vi hanno lavorato. Va in onda anche un Carosello per il Tè Ati girato da Ermanno Olmi. Gli ultimi ascolti di Carosello parlavano di 19 milioni di italiani, fra cui 9 milioni di bambini.
Ufficialmente la decisione di sospendere il programma è della Commissione Parlamentade di Vigilanza della RAI, che tende a ridurre la pubblicità ai vari prodotti nelle ore di maggior ascolto. Il lavoro di Carosello equivale alla produzione di circa 80 film, il 57% della produzione cinematografica italiana. Complessivamente sono andate in onda 42mila scenette, mentre il giro d'affari è di circa 95 miliardi all'anno.